Viaggio in Marocco

Ho accettato al volo la proposta di partecipazione al viaggio sensoriale in Marocco, inviata dalla Compagnia del relax. Il proprietario di quest’agenzia viaggi, Enrico Radrizzano, organizza ogni mese varie vacanze in tutto il mondo e riserva una particolare attenzione alla loro accessibilità per permettere l’adesione anche ai disabili. Eravamo un gruppetto ben affiatato di 10 persone, costituito da non vedenti e rispettivi accompagnatori, ed io ho scelto il mio papà che con entusiasmo ha accettato di starmi vicino in questa avventura. Una volta arrivati a Marrakech, ci siamo fatti guidare da suoni, profumi, rumori e sapori che caratterizzano la Perla del Sud, e nel cuore della medina avevamo a nostra disposizione carretti trainati da asini o cavalli. Abbiamo visitato le Tombe Sa’diane, ricche di stucchi e fregi, che con calma sono riuscita a toccare per farmi un’idea chiara. Hassan la nostra paziente guida, ci ha portati ai Giardini Menara, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, per godere della primavera e della tranquillità così diversa dall’attività che regna in città. Una descrizione particolareggiata, ci ha permesso di immaginare i dettagli della Moschea Kutobiyya, e il Palazzo Bahia, eccellenza dell’architettura marocchina, mi ha colpita molto per la sua maestosità. Davvero piena di vita la Piazza Djema El Fna, dove ci è stato possibile incontrare incantatori di serpenti, artisti e suonatori che ci hanno fatto ben comprendere la magia della città. Bevendo il tipico tè alla menta, abbiamo visitato i Suk, riuscendo a conoscere venditori di lumache, mulattieri, cuoche, barbieri e artigiani super disponibili che ci hanno raccontato i loro mestieri e le loro storie. Siamo riusciti ad entrare nei laboratori dei retrobottega di stagno, rame, tessuti, cesti intrecciati, pantofole, cuoio, pelli, tappeti, ceramiche e gioielli. Spettacolare il ricordo della cena fatta nel più grande ristorante all’aperto del mondo, avvolti dai fumi delle griglie, dove è stato possibile assaggiare qualunque tipo di pietanza cotta nei tajin, le pentole di terracotta usate da sempre. Questa prima parte della vacanza mi ha evidenziato le differenze tra le nostre città Italiane, moderne caratterizzate da regole rigide sulla sicurezza e sull’igiene, in confronto a città come Marrakech, più arretrate e caotiche, ed è sicuramente questo divario tra culture e modi di vivere, che rende unica questa esperienza di viaggio. Nella seconda metà della vacanza, abbiamo seguito la strada, punteggiata da alberi di argan e tranquilli villaggi berberi, che ci ha condotto alla costa atlantica e alla città di Essaouira. Mi ha resa felice prendere in braccio un capretto tenerissimo che in uno dei numerosi pascoli, rimaneva seduto sul ramo di un albero enorme, e con fiducia si lasciava coccolare. Ci hanno accolto le possenti mura di Mogador, che racchiudono le viuzze dell’antica medina, patrimonio UNESCO, e si aprono sull’animato porto fondato dai fenici. Tra una scoperta e l’altra, Hassan ci ha portati a pranzo nel più spettacolare ristorante con una terrazza orientata in modo da consentire una stupenda vista mare, dove abbiamo assaggiato il pesce fresco portato a riva da imbarcazioni tradizionali. Godendo del sole sulla spiaggia, abbiamo fatto passeggiate sulla riva dell’oceano ed ho indossato il turbante che mi ha fatta sentire un po’ più simile alle donne marocchine. In fine appena arrivata in aeroporto, mi sono messa a scrivere questo articolo, per non rischiare di dimenticare le emozioni pazzesche vissute in questi giorni e spero di essere riuscita a trasmettere in poche righe, la gioia che ho provato in un paese esotico e meraviglioso come il Marocco.

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