PALMARÈS

-Anno 2014

Arrampicata sportiva: Oro al Campionato Mondiale paralimpico (lead) a Gijon-Spagna

-Anno 2018

Sci nautico: Oro al Campionato Europeo paralimpico (slalom) a Roque-Brune – Francia

-Anno 2021

Atletica leggera: Oro ai Campionati Italiani Paralimpici (velocità) in Lombardia

Ciclismo: Oro ai Campionati Italiani paralimpici (linea e cronometro) in Toscana

 

Vita da atleta

Lo sport è stato ed è tutt’ora il motore che alimenta la mia vita regalandomi enormi soddisfazioni, tuttavia consiglio di viverlo anche come passione e fonte di benessere personale, svolgendolo come una semplice attività motoria.

La mia giornata tipo si sviluppa intorno al lavoro, in smart working, e allo sport, attualmente atletica e ciclismo, svolgendo in totale cinque allenamenti a settimana. La sera mi rilasso ascoltando audiolibri o trascorrendo serate in compagnia di buoni amici. Nei weekend sono spesso in trasferta per seguire intensi programmi di allenamento o per gare e campionati presenti nei calendari agonistici. Nella mia routine l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale in quanto il raggiungimento di una buona resa durante le prestazioni è possibile grazie al consumo di cibi sani. Prediligo piatti proteici ed energetici, a cui abbino integratori naturali, senza rinunciare ad una gustosa pizza una volta a settimana. 

In questi anni di sport ho imparato l’importanza del lavoro di gruppo, perché è vero che nella vita i traguardi si possono raggiungere, ma è anche vero che non siamo mai soli nel riuscirci. Infatti, attorno a me si è formato nel tempo un team non da poco soprannominato “Se vuoi, puoi”, composto da: società sportive, sponsor, allenatori, guide in gara, compagni paralimpici di squadra, accompagnatori, amici e la mia indispensabile famiglia.

Nella mia carriera sportiva spiccano sicuramente medaglie d’oro, tuttavia per ottenerle sono passata non solo dal bronzo all’argento, ma mi è capitato di arrivare anche a un soffio dalla medaglia. Sconfitte queste ultime che bruciano, capaci di farmi piangere e allo stesso tempo di spingermi a riprendere gli allenamenti con maggior vigore per migliorare, in quanto sono solita puntare alla finale ed in particolare al primo posto.

Nella mia vita, che amo definire “senza limiti”, desidero grandi cose e l’obiettivo che mi prefiggo a lungo termine, come penso ogni atleta, è il sogno di una Paralimpiade da aggiungere al mio Palmarès.

 Arrampicata sportiva e alpinismo

Il mio amore per l’arrampicata è nato nel 2013 durante un fine settimana in cui sono stata a Sondrio durante il meeting degli arrampicatori che si svolge ogni anno a maggio in questa località. Invitata dalla campionessa paralimpica Silvia Parente, ho scalato per la prima volta all’aperto e mi sono sentita libera a contatto con la natura. L’attrezzatura mi ha subito trasmesso sicurezza e da terra i miei amici mi davano consigli negli spostamenti. Man mano che salivo le voci dal basso erano sempre più lontane e in quel momento compresi il motivo principale che mi spingeva e che mi spinge tutt’ora verso la verticale ovvero che il mio arrivo in cima dipende solo da me, perché l’arrampicata è appunto una sfida con se stessi nella quale ci si mette costantemente alla prova.

Barbie Climber è il soprannome che mi ha assegnato Lux Pizzatti Casaccia, la mia prima allenatrice e personalmente lo trovo azzeccato poiché ho un fisico minuto; in aggiunta tale nomignolo dà un tocco di femminilità a questo sport molto duro e faticoso ma per me elegante e aggraziato, due aggettivi in cui mi riconosco molto.

La scalata mi ricorda la danza, in quanto eseguendo i vari movimenti e i gesti tecnici in modo armonioso e fluido, è facile sentirsi una ballerina sulla roccia. Inoltre non mi annoia mai perché ogni volta cambiano sia le vie sia le prese, cosicché sembra di essere in gelateria dove i gusti dei gelati sono sempre tanti e diversi.

Nutro una forte passione per questo sport che mi ha portata ad intraprendere la strada agonistica con la società CUS Torino. Presso il K3 di Ivrea e il Palabraccini di Torino, pratico tutte e tre le discipline quindi boulder, lead e speed in modo da essere un’atleta più completa possibile. È richiesta fatica e sopportazione soprattutto all’inizio, riguardo per esempio le mani che sanguinano in attesa che si formino i calli, tuttavia si tratta di un’attività capace di donarmi ancora oggi tante soddisfazioni. Infatti, grazie alla pratica costante in palestra sono riuscita ad avere un grande successo nelle competizioni in Italia e all’estero dove ho avuto la possibilità di confrontarmi con atlete molto forti di tutto il mondo. Ho gareggiato nel periodo 2014/2015 vincendo il Campionato Italiano, il Campionato Europeo in Francia e il Campionato Mondiale in Spagna.

Nelle numerose trasferte ho avuto la preziosa possibilità di conoscere atleti paralimpici che, con la disinvoltura tipica di coloro che hanno accettato le proprie disabilità, mi hanno mostrato le protesi degli arti mancanti superiori e inferiori, le paralisi e le malformazioni, rendendomi fiera e partecipe dei loro mondi simili ma allo stesso tempo diversi dal mio.

Mi piace arrampicare autonomamente scegliendo da sola il percorso ma in palestra ci sono sempre delle vie tracciate da seguire, delineate da prese di diverso colore in base alla difficoltà. Quindi quando scalo la mia allenatrice Cristina Pasquino, diventa anche la mia guida che mi comunica le indicazioni tramite un auricolare bluetooth. 

Personalmente in parete utilizzo soprattutto il tatto muovendo le braccia e le gambe in modo circolare per cercare al meglio tutte le prese e gli appigli possibili attorno a me. In palestra scalo sia sul boulder cioè in orizzontale con la protezione del materasso, sia lead e speed cioè difficoltà e velocità con corda e imbrago su pareti in verticale. Nella specialità Lead (ci sono vie sempre diverse e difficili e in gara vince chi arriva più in alto) è molto importante il rapporto di fiducia che si è creato nel tempo tra me e Cristina tanto da formare insieme una squadra. È necessario capirsi rapidamente perché non bisogna perdere tempo poiché  le varie posizioni del corpo in parete sono scomode. Il mio codice di comandi si basa sulle ore dell’orologio ed è come se io mi trovassi al centro di un grande quadrante dove mi viene detto per esempio “mano destra a ore 1 o piede sinistro a ore 9”. Invece quando arrampico nella specialità Speed (una via semplice omologata a livello internazionale dove in gara vince chi arriva prima) sono autonoma perché si tratta di una via sempre identica che si impara a memoria in modo da farla nel più breve tempo possibile.

Dal 2016 ho orientato la mia passione verso l’alpinismo. Ho iniziato a fare scalate all’aperto cosiddette “lunghe”, ovvero di circa 300 metri, dove la mia prima è stata “Bucce d’arancia” sul Paretone di Machaby in Valle D’Aosta insieme alla mia guida alpina Davide Enrione. È stata un’esperienza molto emozionante durata circa 5 ore dove era necessario chiudere tutti e 9 i tiri per arrivare in cima e non sarebbe stato possibile farne soltanto alcuni come in un qualunque allenamento. Sentivo sotto le dita una roccia tutta da scoprire, il vento tra i capelli, il rumore lontano di un fiume e percepivo il vuoto sotto di me che aumentava sempre di più. Ho dato il via così a una serie di mie vittorie personali dove ancora una volta il successo si basa sulla mia forza di volontà e sulla determinazione nell’arrivare in cima a tutti i costi.

Nuovamente con Davide Enrione, nel 2020 ho portato a termine la mia prima scalata su roccia a picco sul mare, in Liguria nei mono tiri della falesia di Capo Noli; mentre, nello stesso anno con Fulvio Conta, allenatore a livello nazionale del Cai, ho arrampicato per la prima volta sulle cascate di ghiaccio utilizzando piccozze e ramponi nella Valle Dell’Orco, presso l’Ice Parck di Ceresole. Entrambe esperienze stupende ed uniche nella natura: da un lato, il calore dei raggi del sole mi bruciavano la pelle, intanto che venivo avvolta dal rumore delle onde che si infrangevano sugli scogli; dall’altro lato, il freddo pungente mi entrava sin nelle ossa nonostante l’abbigliamento tecnico, intanto che venivo circondata da quel silenzio ovattato tipico dei luoghi di montagna avvolti dalla neve.

 Sci nautico

Nella primavera 2017 ho conosciuto il campione paralimpico Daniele Cassioli che mi ha supportata nel provare lo sci nautico al Centro Federale di Recetto dove ho avuto tutte sensazioni positive e mi sono particolarmente divertita. Durante la prima lezione, mi tenevo alla sbarra accanto alla barca così l’allenatore poteva spiegarmi bene l’uscita dall’acqua e la posizione corretta da mantenere sugli sci una volta in piedi. Avendo praticato sempre sport non ho avuto troppa difficoltà, tanto che mi è stato permesso poco dopo di tentare a sciare dietro al motoscafo stringendo tra le mani il bilancino. Sin da quel giorno è presente dentro me il senso di libertà che percepisco ogni volta che la barca mi tira con sempre maggiore velocità, ma mi sento sicura perché so che non ci sono ostacoli davanti a me e che se cado posso soltanto finire in acqua. È bellissimo il costante contatto con la natura dove spiccano il sole e l’acqua e nelle pause tra una sciata e l’altra è possibile imparare eseguendo delle prove a terra oppure salendo in barca mentre sciano i compagni di squadra. Soprannominata Barbie Skier, sono contenta di essere entrata a far parte di questo gruppo che è composto da persone speciali con varie disabilità ma che hanno dentro una grinta ed una forza pazzesche.

Iscritta alla società Waterski Recetto, mi sono allenata intensamente sia al Parco Nautico del Sesia sia al Marinella sul lago di Viverone, fino a salire il gradino più alto del podio tra il 2017 e il 2018, ai Campionati Italiani e al Campionato Europeo in Francia. Enorme è stata la soddisfazione provata nell’essere riuscita a fare al meglio queste gare, poiché mi sono impegnata molto con il mio istruttore Matej Kunert che, credendo in me con pazienza, mi ha permesso di crescere durante ogni lezione. Facendo grandi sacrifici, senza lasciarmi abbattere nei momenti difficili, ho lottato per ottenere queste vittorie sia per me sia per tutti coloro che mi sostengono.

Nei primi training con i due sci ho imparato ad uscire dall’acqua al momento giusto e a restare in scia dietro alla barca lasciandomi tirare. Successivamente mi hanno spiegato che è possibile passare a destra e a sinistra dell’onda e ci sono riuscita cercando di mantenere una posizione corretta che si è rivelata complicata soprattutto durante il passaggio al monosci. Ho tenuto duro e non mi sono arresa nonostante inizialmente mi ritrovavo più sott’acqua che in superficie, ed ho fatto bene perché con la mia tenacia sono stata presto ricompensata con numerosi progressi.

Nello sci nautico ci sono tre specialità: slalom, figure e salto. Io ho cominciato dalla prima e grazie all’audioslalom riesco a superare le 6 boe previste nel campo che deve essere chiuso in sempre meno secondi man mano che aumenta la velocità, quindi la rapidità nella sciata è fondamentale. Piano piano sto imparando anche le figure che sono tante e ad ognuna corrisponde un punteggio, obbligandomi così a memorizzare una certa sequenza perché anche qua il tempo è contato. Il salto mi spaventa abbastanza e non so se un giorno mi attirerà provare a farlo poiché non amo le sensazioni di alta velocità e vuoto che lo caratterizzano, in cui l’atleta non vedente viene accompagnato dall’allenatore verso la rampa del trampolino e con precisione deve saltare il più lontano possibile.

 Atletica leggera

Nell’estate 2019, ho iniziato a correre in pista con Massimiliano Diabotti, mio amico e campione di triathlon, in modo da trascorrere qualche serata all’aperto diversa dalle solite. Così, uniti da un cordino di circa 10 cm tenuto in mano da entrambi, per restare il più vicini possibile, chiacchierando quando il fiato lo permetteva, ho scoperto che mi piaceva indossare le scarpe da ginnastica per uscire a correre e percepire l’aria fresca sul viso mi faceva sentire libera. Tanta la fatica da parte mia per migliorare in uno sport al quale non ero abituata e, altrettanta la pazienza da parte del mio compagno di squadra nel supportarmi al meglio in questa nuova avventura nel mondo dell’atletica leggera.

La voglia di gareggiare non ha tardato ad arrivare ed il mezzofondo ha cominciato ad incuriosirmi, sin dalla prima volta che ho terminato i miei primi cinque km di fila. Ben presto, aumentando le distanze, gli allenamenti hanno iniziato a svolgersi anche su strada oltre che su pista, in zone tranquille praticamente prive di macchine e marciapiedi, apposta per essere il più al sicuro possibile. Ho iniziato a lavorare sulla resistenza e sui cambi di ritmo mentre il contachilometri mi segnalava i tempi che piano piano miglioravano, intanto che il freddo pungente dell’inverno lasciava il passo al caldo torrido dell’estate. Non so se sia meglio correre a 0 gradi piuttosto che a 30 gradi, ma so che l’intensità pazzesca degli allenamenti da rispettare come da programma, è stata sempre la stessa.

Durante i lockdown imposti dallo Stato per proteggerci dal Covid, ho cercato di non lasciarmi frenare dai pensieri negativi portati dalla quarantena e mi ripetevo che determinazione e ottimismo, sono fondamentali nel mantenere alta la concentrazione sui propri obiettivi, tanto da farmi salire ogni giorno sul tapis roulant per sognare nuove vittorie, supportata in particolare dall’Ifit e dalla RossettoSRL. Credo che quei mesi un po’ tristi e alquanto surreali, mi abbiano donato quanto meno la possibilità di correre da sola per la prima volta, perché sin dall’inizio ero abituata ad allenarmi in coppia. Mentre macinavo km all’interno della mia cameretta, notavo che la fatica era tanta esattamente come all’aperto, se non addirittura maggiore, poiché senza vedere non posso contare sul movimento delle braccia che indubbiamente aiuta, dal momento che esse sono appoggiate sui braccioli per impedirmi di cadere.

Superando qualche infortunio che ha minacciato di abbattermi, con caparbietà e costanza sono passata dal mezzofondo alla velocità, dove nel susseguirsi delle numerose brevi ripetute partendo dai blocchi, il mio rendimento era decisamente migliore. Così guidata dal mio amico e preparatore atletico Patrizio Andreoli, ho raggiunto ancora una volta il livello più alto del podio ai Campionati Italiani paralimpici di atletica nei 400 m, in Lombardia nel 2021.

Lunga la preparazione per questa gara, la più importante a livello nazionale e nell’arco di tempo 2020/2021 sono stati tantissimi gli allenamenti mattutini e serali eseguiti meticolosamente per essere all’altezza delle mie avversarie e in pista ho lottato con le unghie e con i denti per portarmi a casa il titolo di campionessa. 

In seguito, sempre con patrizio ho superato le prove programmate alla tappa italiana dell’Internazionale Grand Prix 2021, vincendo nel “giro della morte”, come viene definito l’intero giro di pista corso a perdifiato. Vorrei rivivere ogni istante di questa strepitosa trasferta che ha radunato addirittura trentadue paesi, ma a emozionarmi più di tutto sono stati i nuovi incontri con atleti unici, che raccontandomi le loro storie caratterizzate da ostacoli immensi, a ripensarci mi fanno venire i brividi ancora adesso.

Ciclismo

Nell’autunno 2020, avendo deciso di cominciare a pedalare in bicicletta, dopo che Alex Zanardi me lo proponeva da cinque anni, è stato possibile grazie al supporto del suo progetto Obiettivo 3. Progetto fantastico che col tempo ha permesso oltre a me, anche ad un altro centinaio di atleti paralimpici, di avvicinarsi a questo sport poiché concretamente vengono fornite in comodato d’uso le bici, l’abbigliamento tecnico e gli integratori, tutti strumenti fondamentali per poter iniziare alla grande. In primis, con l’idea di agonismo, mi è stata presentata la campionessa Giorgia Bonetti con la quale ho iniziato a pedalare in tandem nelle sue zone in Veneto. Inoltre, per allenarmi autonomamente nel periodo freddo e di lockdown, è stata proprio lei a prestarmi gentilmente la sua bicicletta con i rulli che ho posizionato in terrazza, così da utilizzarla in alternativa al tapis roulant. Inizato l’anno nuovo, supportata da alcuni super ciclisti, tra cui mio papà, che si definiscono simpaticamente miei Scudieri, ho dato il via ai training in tandem sulle strade piemontesi.

Carpendo più consigli possibili da coloro che di esperienza nel settore ne hanno da vendere, ben presto ho imparato a vestirmi nel modo corretto abituandomi soprattutto al dolore della sella che con il fondello adeguato viene quanto meno attenuato, a bere e mangiare al momento giusto in base alla distanza da percorrere ma pur sempre senza fermarsi, ad aumentare la resistenza che facendo atletica stavo già allenando anche se in modo complementare e a spingere faticosamente con i muscoli delle gambe che hanno iniziato a svilupparsi sempre più. Preferendo le pianure alle salite, purtroppo o per fortuna in base alla stagione, sono molto riparata dall’aria dalla guida seduta davanti a me, con la quale riesco a comunicare lo stretto necessario a causa della mancanza di fiato nei momenti duri, ma una delle cose belle per noi non vedenti, credo sia proprio il fatto che essendo in coppia, almeno si fatica insieme senza sentirsi mai soli. Tanti i km percorsi durante diverse uscite a settimana, che nell’arco di pochi mesi, iscritta alla società Anmil Sport Italia, hanno portato me e Giorgia a vincere l’oro e la maglia tricolore ai Campionati Italiani su strada sia in linea che cronometro, in toscana nel 2021.

Entrambe, distanti ma unite, abbiamo lavorato duramente per ottenere una buona preparazione in gara e per svariato tempo sia costanza che impegno ci hanno fatto da padroni. Tuttavia, n’è valsa la pena, come si è soliti dire: “Se abbiamo raccolto bene è perché abbiamo seminato bene”.

In genere nella specialità linea si parte tutti insieme, ovvero sia uomini che donne, infatti ai Campionati eravamo un gruppo compatto lanciato ai 44 km orari. Nuova esperienza di questo tipo per me che mi sembrava di essere ad una specie di raduno considerato il vociare che mi circondava, il cigolare delle bici in movimento e il fischiare dei freni soprattutto in prossimità delle rotonde. Al contrario nella cronometro, si parte singolarmente a distanza di un minuto l’uno dall’altro ed è letteralmente una corsa con se stessi contro il tempo. C’è sintonia con la mia compagna di squadra e ci bastano ogni volta poche parole chiave per capirci ed incoraggiarci ma soprattutto, essendo consapevole della sua esperienza in sella, mi fido totalmente, esattamente come ho imparato a fare con le altre mie guide in questi anni di agonismo. 

Successivamente, quando Piero Dainese, il team manager di Obiettivo 3, mi ha proposto di aprire dal nord-ovest dell’Italia la seconda edizione de “La grande staffetta”, detta anche “Obiettivo tricolore 2021”, beh mi ha lasciata semplicemente senza parole. Per me è stato un onore aver preso parte a questo progetto grandioso ideato l’anno precedente da Alex Zanardi, con lo scopo di far attraversare l’intera Italia da nord a sud da almeno una settantina di ciclisti paralimpici. Salire in tandem con la mia compagna Giorgia, supportata come sempre dal mio team “Se vuoi, puoi” al completo, è stata un’emozione pazzesca. Ho atteso con gioia questo evento sportivo che conferma una volta in più il mio motto motivazionale, poiché durante Obiettivo Tricolore, ognuno di noi con le proprie grandi disabilità, ha contribuito al raggiungimento di una gigantesca impresa comune basata sulla forza di volontà e sul lavoro di squadra.